lunedì 17 novembre 2014

Gli sguardi in una conversazione

Durante una conversazione il gioco di sguardi è un elemento molto significativo, detto ciò ogni sguardo equivale a un pensiero. L’uso di brevi pause, i movimenti della mano o del capo, il battito delle ciglia possono servire ad enfatizzare il discorso, mentre sorrisi, cenni del capo, espressioni facciali da parte di chi ascolta, forniscono informazioni su quanto viene comunicato, rivelando la comprensione, l’interesse e l’approvazione di chi ascolta. Contrariamente l’uso di segnali di significato opposto, come distogliere lo sguardo, scrollare le spalle, scuotere il capo rivelano disaccordo o disinteresse da parte dell’interlocutore. Lo sguardo ha un valore fondamentale nell’interazione. Basta pensare che poeti e romanzieri hanno sprecato fiumi di inchiostro per decantarne e descriverne il potere. Esso riesce ad esprimere eloquentemente emozioni, pensieri, giudizi, desideri, ordini. La forza di questo indicatore è stata affermata e testimoniata con ricerche da numerosi studiosi e psicologi della comunicazione . Lo sguardo costituisce un segnale per chi lo riceve ed un canale per chi lo invia. Il fatto che abbiamo bisogno di guardare il nostro interlocutore negli occhi, dimostra chiaramente l’importanza che esso riveste nella trasmissione dei messaggi. Gli elementi che costituiscono uno sguardo possono essere di tipo fisiologico ed involontario (battere le palpebre o dilatare le pupille), oppure consapevolmente mirati, come le espressioni degli occhi ed il loro movimento. Nel corso di un’interazione sociale, lo sguardo svolge un ruolo importante in quanto può rivelare molte caratteristiche riguardo agli individui ed ai loro rapporti: esso permette di osservare il comportamento dell’interlocutore nonché il tipo e la quantità dei suoi sguardi; scandisce il ritmo del dare e prendere la parola. Il contatto visivo è determinante nel rapporto tra genitori e figli, soprattutto tra madre e neonato. Uno degli aspetti dell’interazione visiva più trattati nelle ricerche degli studiosi del comportamento non verbale, riguarda la relazione tra sguardo e potere. Dalle indagini fatte è emerso che le persone che hanno più potere, segnalano la loro superiorità guardando più frequentemente mentre parlano e relativamente poco mentre ascoltano. Al contrario, le persone in posizione subordinata guardano di più mentre ascoltano perché prestano più attenzione. Le ricerche hanno anche messo in luce, a tale riguardo, un uguale comportamento tra i due soggetti. Uno sguardo può provocare reazioni diverse in chi lo riceve: essere guardati a lungo può essere gratificante perché segnala interesse, simpatia, attrazione; ma può provocare disagio e ansia: se fissata a lungo ed in modo diretto una persona può sentirsi minacciata fisicamente o affettivamente.

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